Papa Francesco,

l'Ascensione di Cristo come atto di rinascita dell’umanità nella Fede
25 Maggio 2020

Dopo la Resurrezione, Gesù rimase in Terra altri 40 giorni per confortare gli apostoli e istruirli al Regno di Dio istituendo la Chiesa per l’amministrazione dei sacramenti e la salvazione delle anime.

Il momento solenne era vicino, Gesù prima dell’Ascensione nella sua natura divina e umana glorificata disse: “Bisogna che me ne vada, perché se io non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore” (Giovanni 16, 7). Ordinato agli apostoli di recarsi dalla Galilea a Gerusalemme ad annunziare il Regno di Dio a tutte le genti Gesù s’incamminò al Monte dell’Ascensione. “Mentre li benediceva, si alzò verso la maestà dei cieli davanti a quegli occhi meravigliati che lo guardavano, finché la nube lo nascose e comparve un Angelo dall'aspetto maestoso dicendo: O uomini di Galilea, che state a guardar in cielo? Quello stesso Gesù che fu tolto a voi, ritornerà nella stessa gloria con cui salì”. I discepoli ascoltato quell’annuncio ritornarono a Gerusalemme comprendendo le parole che Gesù prima aveva detto: “Vado a preparare un luogo per voi. Vi manderò il Consolatore” (Mt 28,16-20).

Nella domenica appena trascorsa la Chiesa ha celebrato una delle sue feste più importanti per i cristiani: Gesù che ascende al cielo per assisterci e sostenerci, passo dopo passo, nelle gioie e nelle difficoltà a cui quotidianamente siamo sottoposti. Dopo questi mesi di lockdown che ci hanno messo a dura prova, Papa Francesco oggi più che mai ci ribadisce “alziamo gli occhi, contempliamo come è meraviglioso! Lassù c’è Gesù che sale per prepararci un posto e ci attende: non badiamo alle difficoltà, ma ricordiamo che non i pigri ma i violenti lo rapiscono, cioè quelli che lottando vincono sé stessi”. L’ inclinazione al male, le passioni della nostra carne, infatti, sono sempre stati i peggiori nemici dell’uomo per raggiungere la salvezza dei cieli. Ed è per questo che Papa Francesco ci suggerisce: “nei momenti in cui ci sembrerà di esser sopraffatti dal male, quando intorno a noi sarà buio, alziamo gli occhi e le mani al Cielo, chiedendo aiuto a Colui che è luce e rischiara le tenebre…Nostro Salvatore.”

Il brano del Vangelo (Mt 28,16-20) ci mostra gli Apostoli che si radunano in Galilea, «sul monte che Gesù aveva loro indicato» (v. 16). È proprio su questo monte che avviene l’ultimo incontro dei discepoli con il Signore risorto. Il “monte” ha una forte carica simbolica, perché oltre ad essere il luogo dove Gesù aveva proclamato le Beatitudini (Mt 5,1-12) e si ritirava a pregare (Mt 14,23) lì le folle lo attendevano per ascoltarlo e vederlo guarire i malati (Mt 15,29). Cristo decide di affidare agli apostoli la missione di evangelizzazione della Parola di Dio dicendo “andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (vv. 19-20).

“Annunciare, battezzare, insegnare e camminare sulla via tracciata dal Maestro, implica prima di tutto il dovere della testimonianza – aggiunge il Papa – perché senza testimonianza non si può annunciare”. Anche noi, discepoli di oggi, siamo chiamati a condividere con gli altri la nostra fede, mediante la preghiera, nonostante ci sentiamo non all’altezza e inadeguati per le nostre debolezze. Gli apostoli provarono lo stesso senso di vuoto quando Gesù non era più presente tra di loro perciò “non bisogna scoraggiarsi, ma ricordare le parole che Gesù ha rivolto a loro prima di ascendere al Cielo: Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (v. 20) – conclude.

La nostra presenza mediante il Suo Spirito ci consente di essere accompagnati dalla Chiesa, luogo prescelto da Dio per riunirci tutti insieme dove lo Spirito Santo, inviato da Cristo e dal Padre, opera la remissione dei nostri peccati a cui noi pentiti ci rivolgiamo per essere riaccolti con fiducia alla Sua Gloria.

“Gesù inaugura lo stile della sua presenza nel mondo come Risorto. Gesù è presente nel mondo ma con lo stile del Risorto, cioè una presenza che si rivela nella Parola, nei Sacramenti, nell’azione costante e interiore dello Spirito Santo. La festa dell’Ascensione ci dice che Gesù, pur essendo salito al Cielo è ancora e sempre tra noi: da qui derivano la nostra forza, la nostra perseveranza e la nostra gioia: proprio dalla presenza di Gesù tra noi con la forza dello Spirito Santo” - continua il Papa. La Madonna è colei che in questo mese mariano ci sostiene più di tutti con la sua materna protezione attraverso la Sua dolcezza e il Suo coraggio per essere testimoni nel mondo del Signore risorto.

In Cina, ricorda il Papa, è la festa della Beata Vergine Maria, aiuto dei cristiani venerata nel Santuario di Shenzen a Shanghai, a lei “affidiamo la guida e la protezione di tutti i fedeli della Chiesa cattolica in quel grande Paese, perché siano forti nella fede e saldi nell’unione fraterna, gioiosi testimoni e promotori di carità e di speranza fraterna oltre che buoni cittadini”. Infine- conclude il Papa – “affidiamo all’intercessione di Maria Ausiliatrice tutti i discepoli del Signore e tutte le persone di buona volontà che, in questo tempo difficile per tutto il mondo lavorano con passione e impegno per la pace, per il dialogo tra le nazioni, per il servizio ai poveri, per la custodia del creato e per la vittoria dell’umanità su ogni malattia del corpo, del cuore e dell’anima”.

Ilaria Carbone

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