un seme da coltivare nel dialogo con il Signore

Oggi in una Piazza S. Pietro gremita di gente che simboleggia il ritorno del popolo all’ascolto della Parola di Dio, Papa Francesco chiede ai fedeli di ritrovare il gusto del silenzio nel dialogo con il Signore. “Rischiamo di allontanarci dalla fede poiché il terreno sassoso che è poco fertile e non riesce a mettere presto le radici che rimangono in superficie” – annuncia il Papa- “così anche la fede rimane debole e si dissolve come il seme che cade nelle pietre” - continua. Accogliere la Parola di Dio come dei “cespugli pieni di spine” che rappresentano le nostre “preoccupazioni mondane” fa morire qualsiasi altro tipo di speranza che in noi porta il frutto della fede. Il “terreno buono” è ciò che serve per attecchire il seme e portare il frutto a chi ascolta la Parola di Dio e la custodisce nel proprio cuore praticandola ogni giorno.

Nonostante le sofferenze e le distrazioni mondane “Dio sparge il suo seme dappertutto con generosità senza badare a sprechi”. La parabola del seminatore è ciò che più di tutti ci manifesta in questo giorno che “al seme della Parola nessuno è escluso”. Domandarci che tipo di terreno siamo è fondamentale per capire ciò che vogliamo evolvere di noi stessi e
dalla nostra fede. È attraverso la grazia di Dio che noi possiamo diventare quel “seme buono” da accogliere e far fruttare in noi.

Come afferma anche Papa Francesco “la Parola del Signore è l’unica a renderci liberi dalle nostre preoccupazioni e sofferenze quotidiane” e continua – “portare in giro con noi il Vangelo leggendolo quotidianamente ci permette di capire e chiarire sempre di più la parola di Dio”. E conclude – “La Vergine Maria ci aiuti a diventare terreno fertile e disponibile a portare semi maturi sia a noi che ai nostri fratelli”.

Papa Francesco ricorda oggi la Giornata Internazionale del Mare rivolgendo le sue preghiere e un saluto affettuoso a chi lavora in mare lontano da casa e dai parenti.
Infine rivolge il suo pensiero a Istanbul e alla Basilica di Santa Sofia ritornata ad essere da qualche giorno una moschea. Sottolineando il suo profondo dolore in merito, Papa Francesco ringrazia il Movimento dei Focolari, i religiosi cattolici e laici che operano e portano la Parola di Dio ai malati Covid-19, nonostante tutte le avversità del periodo.

 

Ilaria Carbone

uno nuovo modo di vivere la fede

La Festa dei Santi Pietro e Paolo trae le sue origini dal martirio dei due Santi avvenuto a Roma.

La morte e la traslazione delle reliquie di questi due Santi, apostoli e padri fondatori della Chiesa, costituisce uno dei punti cardini dell'evangelizzazione e sviluppo della religione cristiana.

San Pietro, primo discepolo di Cristo fu insignito insieme agli altri apostoli dello Spirito Santo, il giorno della Pentecoste. Dopo la Resurrezione di Nostro Signore diede vita alla sua opera di evangelizzazione con la messa in opera della “prima pietra” e l'istituzione della Chiesa Cattolica a Roma.

San Paolo, invece, “apostolo dei Gentili” fu il principale punto di riferimento per i cristiani greci e romani. Ebreo ellenizzato e convertito sulla via di Damasco, dopo aver udito la voce di Gesù fu, a livello dottrinale, uno dei principali fautori e promulgatori del Vangelo di Cristo ai pagani.

Quest'anno la ricorrenza di San Pietro e San Paolo, festeggiata a Roma con la celebre "Girandola", avrà una sfumatura tutta virtuale.

La Solennità, a causa del Covid-19, si rinnova solo on-line con la rievocazione storica, trasmessa su cellulare e pc. Sarà possibile rivivere, quindi, le passate edizioni dei tradizionali fuochi d'artificio a suon di musica barocca dalla Terrazza del Pincio a partire dalle ore 21, esclusivamente in rete. Evento, questo, che invita a riflettere su quanto sia cambiato il nostro modo di vivere le celebrazioni, gli incontri religiosi e spirituali, i momenti di festa. Un 2020 che porta con sé tanti disagi, ma anche tanti nuovi modi di creare comunità e condivisione.

I fuochi d'artificio della Girandola furono introdotti per la prima volta nel 1481 per volere di Papa Sisto IV. Da allora fu così riproposta ogni anno per festeggiare eventi solenni proprio come la ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo e l’incoronazione del nuovo Papa, fino al 1871.

La Girandola portata in processione a Roma fino a Castel Sant’Angelo, rappresenta la vittoria della luce sulle tenebre che, non a caso, più di ogni altra ricorrenza in questo periodo particolare della nostra storia e umanità, ci riporta a ravvivare il fuoco della nostra fede di nuove speranze e aspettative per un futuro prossimo migliore post Covid-19.

 

Ilaria Carbone

“non avere paura di annunciare la parola di Dio”

In questa domenica Papa Francesco affronta il Vangelo di Matteo (10,26-33) in cui Gesù chiede ai suoi discepoli di non avere paura ad annunciare la parola di Dio nonostante le avversità che la vita gli possa presentare.
Questo discorso che Gesù compie ai propri apostoli riguarda la vita missionaria a cui Dio li ha chiamati esortandoli, con insistenza, a “non avere paura”, perché la paura è uno dei nemici che più ci porta a quella morte morale effetto del peccato.
Diffondere il messaggio di salvezza “nella luce” che Lui ha loro affidato pubblicamente nel suo Vangelo attesta la fedeltà dei testimoni che, perseguitati fisicamente anche oggi in tutto il mondo, non hanno paura della morte corporale perché è la forza evangelizzatrice ad opporsi all’arroganza e alla violenza a cui è sottoposta. 
Nulla può intromettersi contro l’anima e la comunione con Gesù, dono di Dio è tramite la Sua amicizia che noi riusciamo ad attraversare queste e le altre insidie che la vita ci pone.
“Dio che ci ama e ci custodisce si prende cura di noi, perché grande è il nostro valore ai suoi occhi. Ciò che importa è la franchezza, è il coraggio della testimonianza, della testimonianza di fede: riconoscere Gesù davanti agli uomini e andare avanti facendo del bene. Maria Santissima, modello di fiducia e di abbandono in Dio nell’ora dell’avversità e del pericolo, ci aiuti a non cedere mai allo sconforto, ma ad affidarci sempre a Lui e alla sua grazia, perché la grazia di Dio è sempre più potente del male” – afferma il Papa.
E continua – “Ieri le Nazioni Unite hanno celebrato la Giornata Mondiale del Rifugiato. La crisi provocata dal coronavirus ha messo in luce l’esigenza di assicurare la necessaria protezione anche alle persone rifugiate, per garantire la loro dignità e sicurezza”. 
Rinnovare in maniera utile ed efficace l’impegno di tutti a favore della effettiva protezione di ogni essere umano ci consente di proteggere chi, per situazioni di grave pericolo per loro o per le loro famiglie, è costretto a fuggire.
La pandemia da Covid-19 inoltre ci ha permesso di riflettere sul rapporto uomo-ambiente. 
La chiusura ha ridotto l’inquinamento e ha fatto riscoprire la bellezza di tanti luoghi liberi che, prima offuscati dal traffico e dai rumori, avevano perso il loro fascino e sradicato la loro natura.
A tal proposito il Papa invita con “la ripresa delle attività ad essere più responsabili della cura della Casa Comune”.
Molteplici infatti le iniziative promosse in ogni parte del mondo che possano essere effettuate favorendo una cittadinanza sempre più consapevole di questo bene comune essenziale.
Il Papa conclude il suo intervento ricordando la sua patria, l’Argentina che oggi celebra la giornata dedicata ai papà: “assicuro la mia vicinanza e preghiera a tutti i papà. Tutti noi sappiamo che fare il papà non è un mestiere facile! Per questo preghiamo per loro ricordando in maniera speciale anche i nostri padri che continuano a proteggerci dal cielo. Infine saluto tutti i pellegrini e fedeli venuti da varie parti d’Italia che adesso incominciano a venire anche da altri Paesi”.

Ilaria Carbone

ecco una “comunità riconciliata e pronta alla sua missione”

Nell’ultima domenica di maggio ricorre la solennità di Pentecoste in cui si celebra la discesa dello Spirito Santo che dà inizio alla missione di evangelizzazione della Chiesa. Prima che il cattolicesimo fosse riconosciuto in origine il termine indicava l'avvio della mietitura, operazione di raccolta dei cereali maturi. “Quando verrà lui – narra Gesù nel Vangelo di San Giovanni – lo Spirito della verità, vi guiderà tutti alla verità, perché non parlerà di sé stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà”.
Letteralmente la parola Pentecoste deriva dal greco pentekoste che indica il 50esimo giorno dopo la Resurrezione. Questo giorno il popolo ebraico lo celebrava come ringraziamento a Dio per i doni delle terra, del grano e i primi frutti. Successivamente su questa celebrazione originaria si innestò la memoria del dono delle Tavole della Legge fatto da Dio a Mosè sul Monte Sinai, astenendosi a Pentecoste da qualsiasi lavoro e svolgendo un pellegrinaggio a Gerusalemme. Nella tradizione cristiana invece si attribuisce a Tertulliano (155-220) la prima testimonianza della Pentecoste come festa dello Spirito Santo cinquanta giorni dopo la Pasqua.
Papa Francesco nella sua Omelia alla Messa solenne della Pentecoste si riferisce a un “fuoco d’amore, forza unificatrice dello Spirito” evidenziando che nelle diversità fra i discepoli - “Gesù fa di essi la sua Chiesa: una comunità riconciliata e pronta alla missione”.
Se per il Papa emerito Benedetto XVI la Pentecoste è “il battesimo della chiesa”, per Francesco la Chiesa è “nata in uscita ed è partita con il pane spezzato tra le mani, le piaghe di Gesù negli occhi, e lo Spirito d’amore nel cuore”. Se per l’ebraismo è la festa che ricorda la rivelazione, il dono di Dio al popolo ebraico della legge sul Monte Sinai, per il cristianesimo la Pentecoste rappresenta il soffio dello Spirito all’origine di tutte le cose. Come sta scritto nella Genesi: “il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente”.


La “forza unificatrice dello Spirito che anche nelle diversità degli apostoli li unisce ungendoli di Spirito Santo” permette che anche tra di noi ci siano diversità e tentazioni differenti dalla quale ci si debba difendere. Sono le nostre scelte, le nostre idee a darci forza e fede “guardando la Chiesa come fa lo Spirito, non come fa il mondo. Il mondo ci vede di destra e di sinistra; iI mondo vede conservatori e progressisti; lo Spirito vede figli di Dio. Lo sguardo mondano vede strutture da rendere più efficienti; lo sguardo spirituale vede fratelli e sorelle mendicanti di misericordia. Lo Spirito ci ama e conosce il posto di ognuno nel tutto: per lui non siamo coriandoli portati dal vento, ma tessere insostituibili del suo mosaico”. Nonostante i discepoli avevano chiuso le porte per paura di essere trovati – come ci narra nel Vangelo Giovanni – “Gesù venne in mezzo a loro e li salutò: pace a voi”. La pace che Gesù ci offre “non si stanca mai di perdonare. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono”. L’incontro con il Signore “capovolge l’esistenza degli apostoli e li trasforma in coraggiosi testimoni”. La Resurrezione è grande gioia che si espande insieme allo Spirito Santo che “è fuoco che brucia i peccati e crea uomini e donne nuovi; è fuoco d’amore con cui i discepoli potranno ‘incendiare’ il mondo, quell’amore di tenerezza che predilige i piccoli, i poveri, gli esclusi” attraverso “il coraggio di uscire fuori dalle mura protettive dei nostri ‘cenacoli’, senza adagiarci nel quieto vivere o rinchiuderci in abitudini sterili”.

Papa Francesco infine rivolge un pensiero per l’Amazzonia dove sono “tanti i contagiati e i defunti, anche tra i popoli indigeni, particolarmente vulnerabili”. Qui l’appello del Papa “affinché non manchi a nessuno l’assistenza sanitaria. Curare le persone, non risparmiare per l’economia”.

Questa la preghiera del magnifico “Veni Creator” dedicata in questo giorno alla venuta dello Spirito Santo:

Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Vieni padre dei poveri,
vieni datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto conforto.
O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
sana ciò ch’è sviato.
Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.
Amen.

Ilaria Carbone

faro di rinascita dei fedeli dopo il Covid-19

Grande sorpresa per le numerose visite e pellegrinaggi svolti quest’anno al Santuario di Pompei. Contro ogni aspettativa i fedeli hanno dimostrato di amare e pregare continuamente la Madonna affinché tutti avessimo la possibilità di riprenderci dalla pandemia. Il Covid-19 continua tuttora a desistere soprattutto in alcune regioni come la Lombardia e il Veneto, ma la volontà di un’intera comunità come quella cattolica difficilmente si arrende. Numerose le misure di distanziamento prese per la sicurezza dei cittadini: come l’ingresso al Santuario previsto dopo aver effettuato i controlli e l’igienizzazione delle mani per garantire maggior attenzione nel caso di possibili contagi. Commuovente vedere le strade di Pagani e di Nocera che già dalla notte (ore 5/5.30) presenziate da piccoli gruppi in cammino verso il Santuario. Una mascherina non limita di certo l’uomo a condividere la fede con gli altri anche nella sofferenza. Molti i rosari e le preghiere che rianimavano l’alba di una nuova luce per trovarsi poi improvvisamente immersi in un faro di bellezza e di fortezza quale è il Santuario.

Costruito in tempi diversi, presentava una pianta a croce latina, originariamente con una sola navata. Eretto tra il 1876 e il 1891 su progetto del professore Antonio Cua dell’Università di Napoli, misurava 420 m. Passato successivamente a tre navate è stato ampliato, pure mantenendo sempre la pianta a croce latina grazie al contributo e alle donazioni dei fedeli. Monsignor Spirito Maria Chiappetta fu ideatore, architetto e sacerdote chiave dell’intera costruzione della Basilica dal 1934 al 1938.  Le due navate minori che hanno tre altari per ogni lato si prolungano in un ambulacro arricchito da quattro cappelline semicircolari. Giovanni Rispoli invece si occupò della decorazione e della monumentale facciata inaugurata nel 1901. Attualmente l’interno è di 2.000 mq e può accogliere oltre 6 mila persone. Il Santuario ottiene la dignità di Basilica Pontificia il 4 maggio 1901 con Papa Leone XIII che la nomina anche cattedrale della prelatura territoriale. Nel 1925 fu poi ultimata la costruzione del campanile alto ben 88 metri.

L’assembramento di costruzioni diverse tra di loro crea un effetto ottico di grandezza e misticità non indifferente anche ai più scettici. Gli esterni riprendono in maniera armonica la monumentale facciata facendo acquistare al Santuario l'aspetto di una grande Basilica romana. Sopravvissuto all'eruzione del Vesuvio nel 1944 e all'arrivo delle truppe naziste, il Santuario è stato meta di pellegrinaggi da parte di Papa Giovanni Paolo II il 21 ottobre 1979 e il 7 ottobre 2003, di Papa Benedetto XVI il 19 ottobre 2008 e di Papa Francesco il 21 marzo 2015.

Il Piazzale di Giovanni XXIII accoglie, in questi giorni di ripresa delle attività religiose, tutti i pellegrini che, immersi nella meditazione del mese mariano, vogliono assistere e partecipare alla Santa Messa svolta principalmente in due fasce orarie: 7.30 e 9.30 dal lunedì al venerdì. L’emozione del sacerdote alla Messa di oggi era tanta, ma anche quella di chi come me stava attorno a pregare: sembra quasi che questi due mesi abbiano lasciato un vuoto incolmabile difficile da dimenticare. La devozione alla Madonna di Pompei risale a quella del Beato Bartolo Longo a cui è stato dedicato un Santuario l’11 novembre 1962 costruito dallo scultore ravegnano Domenico Ponzi nella piazza antistante la Basilica. Altra figura cardine del Santuario fu la contessa Marianna de Fusco, seguace fedele del Beato Bartolo Longo con la quale condivise una vita dedicata al servizio dei più bisognosi.

Ogni anno sono oltre quattro i milioni di persone che si recano in visita al Santuario per assistere alla pratica devozionale della Supplica alla Madonna di Pompei scritta dal Beato Bartolo Longo e trasmessa da radio e televisione in tutto il mondo. Svolta alle ore 12 di ogni anno nella giornata dell’8 maggio è recitata dai devoti di tutto il mondo.

Ancora più interessante è l’origine del dipinto che Bartolo Longo si recò a Napoli per acquistare nell’intento di avvicinare i pompeiani al culto della Vergine: l'idea era quella di acquistarne una già vista in un negozio, ma le cose andarono diversamente. In via Toledo l’incontro casuale con Padre Radente lo condusse al Conservatorio del Rosario di Portamedina dove si trovava un vecchio dipinto del Rosario custodito parsimoniosamente dal suo confessore dieci anni prima. Bartolo seguito il consiglio rimase sconcertato dalla tela che presentava un dipinto corroso dalle tarme e logorato dal tempo, con la Madonna che insolitamente porge la corona a santa Rosa anziché a santa Caterina da Siena come vuole la tradizione domenicana. Il 13 novembre 1875 l'immagine della Madonna giunse con molti dubbi a Pompei su un carretto adibito al trasporto di letame. Avvolta da una coperta consunta e scaricata davanti alla Parrocchia del Santissimo Salvatore l’immagine colse dalla folla lo stesso stupore che si manifestò a Napoli nello stesso Beato Longo: si concordò così che il dipinto non potesse essere esposto in quelle condizioni se non dopo un suo restauro parziale.

Guglielmo Galella fu il primo pittore ad occuparsi del restauro. Negli anni successivi però la vecchia tela dovette subire un secondo restauro da parte del pittore napoletano Federico Maldarelli che si occupò anche di cambiare la figura di Santa Rosa in Santa Caterina da Siena: l'immagine della Madonna fu presto ricolma di pietre preziose offerte dai fedeli per grazie ricevute. Nel 1887 Papa Leone XIII benedisse il meraviglioso diadema che cingeva la fronte della Vergine, composto da diamanti e zaffiri che formavano le aureole sul capo. Nell’ultimo restauro effettuato nel 1965 presso il Pontificio Istituto dei Padri Benedettini di Roma, furono riesumati i colori originali del dipinto fatti risalire a un artista della scuola di Luca Giordano (XVII secolo). Eliminate tutte le pietre preziose che avrebbero potuto arrecare danni alla tela, l'immagine della Madonna rimase esposta alla venerazione dei fedeli per alcuni giorni nella Basilica di San Pietro: il 23 aprile il dipinto fu incoronato da Papa Paolo VI.

Nel 2000, in occasione del suo 125° anniversario, il dipinto è stato esposto nel Duomo di Napoli e venerato da migliaia di fedeli da lì il ritorno a Pompei è stato percorso a piedi secondo un tracciato presente dal 1875. Oggi sono 30 mila i chilometri che dividono Pompei da Napoli e che molti fedeli tutt’ora compiono per andare a trovare la “bella immagine venerata a Pompei”, particolarmente amata da Giovanni Paolo e che tuttora incanta tutti come un faro di luce e di speranza l’Italia e il mondo intero.

Ilaria Carbone

l'Ascensione di Cristo come atto di rinascita dell’umanità nella Fede

Dopo la Resurrezione, Gesù rimase in Terra altri 40 giorni per confortare gli apostoli e istruirli al Regno di Dio istituendo la Chiesa per l’amministrazione dei sacramenti e la salvazione delle anime.

Il momento solenne era vicino, Gesù prima dell’Ascensione nella sua natura divina e umana glorificata disse: “Bisogna che me ne vada, perché se io non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore” (Giovanni 16, 7). Ordinato agli apostoli di recarsi dalla Galilea a Gerusalemme ad annunziare il Regno di Dio a tutte le genti Gesù s’incamminò al Monte dell’Ascensione. “Mentre li benediceva, si alzò verso la maestà dei cieli davanti a quegli occhi meravigliati che lo guardavano, finché la nube lo nascose e comparve un Angelo dall'aspetto maestoso dicendo: O uomini di Galilea, che state a guardar in cielo? Quello stesso Gesù che fu tolto a voi, ritornerà nella stessa gloria con cui salì”. I discepoli ascoltato quell’annuncio ritornarono a Gerusalemme comprendendo le parole che Gesù prima aveva detto: “Vado a preparare un luogo per voi. Vi manderò il Consolatore” (Mt 28,16-20).

Nella domenica appena trascorsa la Chiesa ha celebrato una delle sue feste più importanti per i cristiani: Gesù che ascende al cielo per assisterci e sostenerci, passo dopo passo, nelle gioie e nelle difficoltà a cui quotidianamente siamo sottoposti. Dopo questi mesi di lockdown che ci hanno messo a dura prova, Papa Francesco oggi più che mai ci ribadisce “alziamo gli occhi, contempliamo come è meraviglioso! Lassù c’è Gesù che sale per prepararci un posto e ci attende: non badiamo alle difficoltà, ma ricordiamo che non i pigri ma i violenti lo rapiscono, cioè quelli che lottando vincono sé stessi”. L’ inclinazione al male, le passioni della nostra carne, infatti, sono sempre stati i peggiori nemici dell’uomo per raggiungere la salvezza dei cieli. Ed è per questo che Papa Francesco ci suggerisce: “nei momenti in cui ci sembrerà di esser sopraffatti dal male, quando intorno a noi sarà buio, alziamo gli occhi e le mani al Cielo, chiedendo aiuto a Colui che è luce e rischiara le tenebre…Nostro Salvatore.”

Il brano del Vangelo (Mt 28,16-20) ci mostra gli Apostoli che si radunano in Galilea, «sul monte che Gesù aveva loro indicato» (v. 16). È proprio su questo monte che avviene l’ultimo incontro dei discepoli con il Signore risorto. Il “monte” ha una forte carica simbolica, perché oltre ad essere il luogo dove Gesù aveva proclamato le Beatitudini (Mt 5,1-12) e si ritirava a pregare (Mt 14,23) lì le folle lo attendevano per ascoltarlo e vederlo guarire i malati (Mt 15,29). Cristo decide di affidare agli apostoli la missione di evangelizzazione della Parola di Dio dicendo “andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (vv. 19-20).

“Annunciare, battezzare, insegnare e camminare sulla via tracciata dal Maestro, implica prima di tutto il dovere della testimonianza – aggiunge il Papa – perché senza testimonianza non si può annunciare”. Anche noi, discepoli di oggi, siamo chiamati a condividere con gli altri la nostra fede, mediante la preghiera, nonostante ci sentiamo non all’altezza e inadeguati per le nostre debolezze. Gli apostoli provarono lo stesso senso di vuoto quando Gesù non era più presente tra di loro perciò “non bisogna scoraggiarsi, ma ricordare le parole che Gesù ha rivolto a loro prima di ascendere al Cielo: Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (v. 20) – conclude.

La nostra presenza mediante il Suo Spirito ci consente di essere accompagnati dalla Chiesa, luogo prescelto da Dio per riunirci tutti insieme dove lo Spirito Santo, inviato da Cristo e dal Padre, opera la remissione dei nostri peccati a cui noi pentiti ci rivolgiamo per essere riaccolti con fiducia alla Sua Gloria.

“Gesù inaugura lo stile della sua presenza nel mondo come Risorto. Gesù è presente nel mondo ma con lo stile del Risorto, cioè una presenza che si rivela nella Parola, nei Sacramenti, nell’azione costante e interiore dello Spirito Santo. La festa dell’Ascensione ci dice che Gesù, pur essendo salito al Cielo è ancora e sempre tra noi: da qui derivano la nostra forza, la nostra perseveranza e la nostra gioia: proprio dalla presenza di Gesù tra noi con la forza dello Spirito Santo” - continua il Papa. La Madonna è colei che in questo mese mariano ci sostiene più di tutti con la sua materna protezione attraverso la Sua dolcezza e il Suo coraggio per essere testimoni nel mondo del Signore risorto.

In Cina, ricorda il Papa, è la festa della Beata Vergine Maria, aiuto dei cristiani venerata nel Santuario di Shenzen a Shanghai, a lei “affidiamo la guida e la protezione di tutti i fedeli della Chiesa cattolica in quel grande Paese, perché siano forti nella fede e saldi nell’unione fraterna, gioiosi testimoni e promotori di carità e di speranza fraterna oltre che buoni cittadini”. Infine- conclude il Papa – “affidiamo all’intercessione di Maria Ausiliatrice tutti i discepoli del Signore e tutte le persone di buona volontà che, in questo tempo difficile per tutto il mondo lavorano con passione e impegno per la pace, per il dialogo tra le nazioni, per il servizio ai poveri, per la custodia del creato e per la vittoria dell’umanità su ogni malattia del corpo, del cuore e dell’anima”.

Ilaria Carbone

il cammino notturno prima del Covid -19.

Oggi 17 maggio 2020, come avveniva da circa 410 anni, il tanto atteso cammino notturno di 13 km del popolo di Maria dal Duomo di Santa Maria Assunta al Santuario di Capo Colonna, non ci sarà, così come i fuochi d’artificio e il cordone di barche che accolgono, con venerazione, la Sua Venuta. Stessa sorte toccherà all’offerta dell’olio votivo, ai servizi di confessione e alla peregrinatio Mariae, ovvero la visita di una riproduzione più piccola della Madonna nelle parrocchie eai malati dell’ospedaleche compongono la Diocesi di Crotone.

Il flusso dei fedeli è ordinato da un corridoio delimitato dalle transenne. Solo qualcuno protende il braccio verso il Quadro della Madonna urtando il plexiglass messo per protezione anti-contagio dei fedeli. Come era uso farla nel terzo fine settimana di maggio, Crotone, in questo periodo di lockdown, non celebra per la prima volta una delle sue feste principali: quella della Madonna di Capo Colonna.

La devozione per la Madonna risale, secondo i documenti pervenutici, intorno al 1500, quando nel territorio erano presenti le incursioni saracene che flagellavano le coste crotonesi, anche se molti, in contrasto, ne attestano già il culto nell’antica Magna Grecia.

Il 1° giugno del 1519, una delle tante razzie saracenedistrusse il promontorio di CapoColonna,detto Lacinio.Questa era un’area dove sorgevano grandi templi, come quello di Hera Lacinia, in cui il cristianesimo, subentrato al mondo pagano, sostituì prestoil culto della Dea Madre con quello della Vergine Madre.

Il quadro sarebbe stato dipinto nel XI secolo e raffigura una Madonna Nera, di sicura origine orientale, probabilmente siriana-bizantina che subì numerose modifiche e restauri nel corso del tempo. La teoria più accreditata è che il quadro venne dipinto e trasportato a Capo Colonna da dei monaci Basiliani, devoti a San Basilio, provenienti dal paesino di Salice, in Puglia. Furono gli stessi monaci a fondare l’attuale Santuario con pianta bizantina, che però non è sempre stato come lo vediamo oggi: originariamente infatti si limitarono a piazzare un’edicola votiva detta la Coniceddra, creando una sorta di muro nel quale poi “incastonarono” il dipinto. Solo in seguito venne edificata la chiesa.Secondo un antico racconto del canonico Basoino, nonostante i Turchi in una loro razzia contro il popolo decisero di attizzare il fuoco per oltre tre ore contro l’immagine, il quadro non si bruciò ma anzi irradiò dei bagliori miracolosi.

A quel punto i Turchi decisero di portare la tela nella nave come bottino. La leggenda narrata nel “Libro dei Miracoli” del 1500 vuole però che anche in quel caso la Madonna con il suo peso non riuscì a farli partire verso la foce del Neto. Venne così buttata in mare come segno sprezzante di liberazione. Dal mare però la tela arrivò sulle acque fino ad una zona di poderi e di giardini, dove un contadino la trovò nei pressi delle spiagge sotto la torre di Capo Nao e la conservò per anni in una cassapanca. Questo contadino – un tal Agazio Lo Morello –  in preda ad una grave malattia diventò sordo e cieco. In punto di morte giunse nella sua casa un frate di S. Francesco di Paola, a cui il contadino confessò di possedere una tela della Madonna che aveva trovato a mare. Dopo questo episodio l’uomo guarì completamente e da allora si gridò all’effettivo primo miracolo dell’Icona. Il frate minimo decise così di custodire il Quadro nel suo Monastero fuori città. Solo più tardi il vescovo dell’epoca mons. Antonio Lucifero, dopo un pellegrinaggio devozionale, decise di portarlo nella Cattedrale.

Intorno al XVIII secolo, il Santuario divenne però negli anni un Eremo che ospitava mendicanti e senzatetto che vivevano di elemosine e dei frutti della terra. A partire da questo secolo, la documentazione del santuario attesta che nel 1819 la chiesetta venne completamente ristrutturata privatamente da Anselmo Berlingeri.

Alcuni reperti storici riferiscono che durante il terribile terremoto dell’8 marzo 1832 i crotonesi tentarono di salvare il quadro radunandosi nell’attuale Largo Umberto I per invocare il suo aiuto: laddove in tutta la regione c’erano state delle vittime, a Crotone non ci fu neppure un ferito.

Molti ancora sono gli episodi che vedono i crotonesi parecchio devoti alla Madonna di Capo Colonna: nell’ultima guerra mondiale Crotonenon fu mai bombardata, perché – si dice – la Madonna aveva coperto l’aria di fumo nero in modo che gli aerei militari non riuscissero neanche a vederla.

Così in questo giorno speciale ma anche così difficile per tutti noi, chiediamo a Maria di Capo Colonna di sostenere tutte quelle persone che, nel realismo dei misteri cristiani, agiscono adesso più che mai per la comunità trafitta da questa terribile pandemia.

Ilaria Carbone

Dal Santuario Avvocatella, ore 17:00

Questo pomeriggio dalle ore 17:00, presso il Santuario Avvocatella, si terranno il S. Rosario, le Litanie Cantate e la S. Messa in onore della Madonna di Fatima.
Per seguire la diretta visita: Santuario Avvocatella

è tempo di compiere un atto di fede!

Papa Francesco in questa seconda domenica di maggio ricorda, prima del consueto messaggio del Regina Coeli, il discorso d’addio di Gesù fatto ai discepoli “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto?" Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via”. Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”. Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Queste parole riportate da Giovanni (Gv 14,1-6) sono state le parole con le quali gli apostoli hanno iniziato l’opera di evangelizzazione dell’intera Chiesa cattolica che oggi conta più di 1,285 miliardi di fedeli nel mondo. Tutta la vita di Gesù costituisce il fulcro di una generosità semplice e quotidiana verso il prossimo che ha dato modo di far scoprire, a noi cristiani, la dedizione totale e l’entusiasmo che la nostra esistenza deve possedere per far fronte alle necessità più profonde dell’animo umano.

Amare è un atto di fede così come riscoprire in noi l’amicizia con Gesù. La preghiera che ci sostiene e ci eleva a Dio e il mezzo attraverso la quale noi ci ricongiungiamo alla verità assoluta che è in grado di penetrare là dove nient’altro può arrivare. È importante come sottolinea anche Papa Francesco “essere uniti a Gesù, cercando quello che Lui cerca, amando quello che Lui ama”. Solo donarci con costanza infatti ci può spingere oltre ogni nostra motivazione o aspettativa. La volontà sono le “mani” di quello che cerchiamo, viviamo e agiamo. La ragione è il senso ultimo di tutto. Come disse Gesù “in questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto” (Gv 15,8) noi dobbiamo essere missionari e partecipi della gloria del Padre che ci ama. Affidarsi a lui e imitarlo nella via “dell’amore umile, della preghiera, della mitezza, della fiducia, del servizio agli altri” consente a noi di raggiungere e vivere quel posto in Paradiso “tutto nella gioia, nella comunione piena con Dio e con gli altri, senza più lacrime, rancori, divisioni e turbamento”.

In questo giorno dedicato anche alla vita con la ricorrenza della Festa della Mamma, nata nel 1870 grazie a Julia Ward Howe che iniziò la sua battaglia anche con lo scopo di essere un momento di riflessione contro la guerra, non dobbiamo mai dimenticarci di quelle madri che in vita ci accolgono e ci accompagnano nel nostro cammino quotidiano di fede. In questo periodo di ripresa da un lockdown peggiore di una guerra, Papa Francesco affida oggi tutte le mamme alla protezione di Maria, la "nostra Mamma celeste", rivolgendo anche un pensiero a tutte quelle che invece sono passate all’altra vita e “ci accompagnano dal cielo”.

Ilaria Carbone

“Il Signore ci chiama per nome, per trovare il vero bene, la pace”

Dopo la Messa del Primo maggio a Santa Marta, dedicata a San Giuseppe e a tutti coloro che lavorano, “preghiamo per tutti i lavoratori, perché a nessuna persona manchi il lavoro e tutti siano giustamente pagati, possano godere della dignità del lavoro e della bellezza del riposo”, Papa Francesco sofferma oggi, 3 maggio 2020, il suo Regina Coeli a Gesù Buon Pastore.

Oltre ad essere la quarta domenica di Pasqua si celebra in questo giorno anche la Giornata Mondiale della preghiera per le Vocazioni.“Il Signore ci chiama per nome, ci chiama perché ci ama”. Bussando al nostro cuore e alla nostra fede Cristo ci permette di distinguere la voce di Dio da quella del Maligno. Dio con la sua voce ci parla con coscienza,“si propone non s’impone”, non ci assalecome quella del Male“o ci costringe con emozioni passeggere”. Queste voci riusciamo a distinguerle solo ed esclusivamente se impariamo ad ascoltare e ad andare oltre “il nostro io per trovare il vero bene, la pace”. Dio ci corregge con tanta pazienza, ci incoraggia e ci consola, non vanificando i nostri sforzi, ma rendendo viva la nostra speranza per il futuro, come se ci fosse davanti a noi un orizzonte con un arcobaleno ad attenderci. La voce del Nemico, al contrario, non si rifà il presente, ma fa raffievolire le amarezze e i ricordi brutti di chi ci ha fatto male in passato. Un ulteriore distinzione la si può notare dal tipo di domande che le due voci suscitano in noi. Dio ci chiede:“Cosa mi fa bene?” non promettendo mai di arrecarci una gioia a “basso prezzo” per trovare il vero io. Il Tentatore invece chiede “Cosa mi va di fare?” alimentando in modo egocentrico l’Io e le sue pulsioni con “il tutto e subito come i capricci di un bambino”. È il Bene ad aprirsi e a renderci fiduciosi in Dio e negli altri. Il Signore è la Verità, dotata di una “trasparenza sincera”.  In questo tempo dove tanti pensieri ci riportano a noi stessi dobbiamo prestare attenzione alle diverse voci che ci giungono. La sofferenza che stiamo vivendo ci mette decisamente a dura prova, ma nulla deve essere lasciato al caso perché “il male non dona mai pace, mette frenesia prima e lascia amarezza dopo”.

È in questo mese di maggio, dedicato alla preghiera e alla Madonna, Madre del Buon Consiglio, che ci dobbiamo rivolgere per richiedere l’aiuto Misericordioso di Dio. Parlare con Lei delle proprie speranze e aspettative nel futuro ci dà conforto e ci incoraggia per un domani migliore. Anche per questo è necessario - sottolinea il Papa- pregare per il campo del Regno di Dio che richiede tanto lavoro, “sacerdozio e vita consacrataesigono coraggio e perseveranza”, invitando“tutti a pregare per buoni operai che accolgano il Suo Regno con il cuore e rendano disponibili le loromani ad adoperare con il suo amore”.In ultimo, ma non meno importante è il pensiero che Papa Francesco rivolge nel ringraziare tutto il personale medico e gli infermieri, quotidianamente impegnati nelle cure ai pazienti affetti da Covid-19. Fondamentale per questo è incoraggiare la collaborazione internazionale dei Paesi, a mettere insieme le capacità scientifiche in modo trasparente e disinteressato per trovare vaccini e trattamenti adeguati e garantire ad ogni persona contagiata di ricevere le cure necessarie, perché possa riporre fiducia nel prossimo che altro non è che un atto d’amore universale nei confronti di Dio.

Ilaria Carbone

Papa Francesco - testimone e persecutore della Fede

Il 25 aprile 2020, giorno della Liberazione dell’Italia dalla Seconda Guerra Mondiale, segna in questo anno difficile per l’umanità, una svolta decisiva nel cammino di fede di ogni cristiano.

Durante la Messa a Santa Marta, Papa Francesco si sofferma in questo giorno, sulla figura di San Marco Evangelista, primo apostolo a scrivere i passi del Vangelo sino alla Resurrezione di Nostro Signore che “si è rivelato come Salvatore, come il Figlio unico di Dio a tutto Israele e al popolo”. Oltre ad essere vicino a San Pietro durante la sua prigionia, era cugino dell’apostolo Barnaba. Importante detentore della fede e primo vescovo di Alessandria, visse la sua vita come “missionario della fede”. Toccante la testimonianza del Papa durante l’Omelia che racconta un aneddoto personale sulla sua visita in Polonia, quando uno studente universitario gli chiede: “Ma nell’università io ho tanti compagni atei. Cosa devo dire loro per convincerli?” e lui risponde – “Niente, caro, niente! L’ultima cosa che tu devi fare è dire qualcosa. Incomincia a vivere e loro, vedendo la tua testimonianza, ti domanderanno: “Ma perché tu vivi così?” e tu gli risponderai “la fede va trasmessa: non costringendo ma nell’offrire un tesoro”. Lo studente però replica – “Ma dov’è la sicurezza? Come posso essere sicuro che uscendo da me sarò fecondo nella trasmissione della fede? – e il Papa risponde con i versi dell’apostolo Marco - “Proclamate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15) “e farete meraviglie”, “il Signore sarà con noi fino alla fine del mondo. Ci accompagna. Nella trasmissione della fede, c’è sempre il Signore con noi”. “Lo ha promesso: Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Così noi siamo chiamati in questo periodo storico colpito da Covid-19, a rendere la nostra testimonianza di fede, forza e luce della nostra esistenza. Un uomo senza fede è come una pianta senza il calore del Sole e l’acqua quotidiana che le serve per crescere, alimentarsi e dare i suoi frutti. La presenza costante del Signore nelle nostre vite ci consente di rivivere, attraverso la sua Resurrezione, la vittoria della vita contro la morte. L’Eucarestia è quel momento in cui finalmente tendiamo i nostri occhi a Cristo, ci pentiamo dei nostri peccati, ci prostriamo alla felicità eterna e all’amore di Dio nella sua presenza. La felicità è il solo raggiungimento di questa estasi spirituale. Il Covid-19 ci ha sicuramente dato tempo e forza per dedicarci più intensamente a questa nostra ricerca spirituale oltre che umana. Riflettere su ciò che sta accadendo nel mondo ci permette di renderci conto di cosa sia davvero importante. Sono 195 mila morti “strappati alla vita” a causa di questo virus che, di sterminio e devastazione, ne ha combinato peggio di una guerra. Liberarci di lui non sarà semplice se ci ostiniamo a non comprendere che amare e mettere a servizio la propria vita per gli altri è sinonimo di fede e coraggio.

Ora che si avvicina il mese di maggio, Papa Francesco esorta ogni cristiano ad affidarsi alle braccia misericordiose della Beata Vergine Maria, attraverso la preghiera del Rosario in famiglia valorizzandone ancor di più la “coscienza spirituale” a cui siamo chiamati, facendolo “insieme oppure personalmente; scegliete voi a seconda delle situazioni, valorizzando entrambe le possibilità (…) in ogni caso c’è un segreto per farlo: la semplicità; ed è facile trovare, anche in internet, dei buoni schemi di preghiera da seguire”.

Queste le preghiere che il Papa suggerisce di recitare durante tutto il mese di maggio insieme a lui:

 

Preghiera a Maria

 O Maria, Tu risplendi sempre nel nostro cammino come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a Te, Salute dei malati, che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù, mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano, sai di che cosa abbiamo bisogno e siamo certi che provvederai perché, come a Cana di Galilea, possa tornare la gioia e la festa dopo questo momento di prova.

Aiutaci, Madre del Divino Amore, a conformarci al volere del Padre e a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé le nostre sofferenze e si è caricato dei nostri dolori per condurci, attraverso la croce, alla gioia della risurrezione. Amen.

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.


 

Preghiera a Maria

 «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio».

Nella presente situazione drammatica, carica di sofferenze e di angosce che attanagliano il mondo intero, ricorriamo a Te, Madre di Dio e Madre nostra, e cerchiamo rifugio sotto la tua protezione.

O Vergine Maria, volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi in questa pandemia del coronavirus, e conforta quanti sono smarriti e piangenti per i loro cari morti, sepolti a volte in un modo che ferisce l’anima. Sostieni quanti sono angosciati per le persone ammalate alle quali, per impedire il contagio, non possono stare vicini. Infondi fiducia in chi è in ansia per il futuro incerto e per le conseguenze sull’economia e sul lavoro.

Madre di Dio e Madre nostra, implora per noi da Dio, Padre di misericordia, che questa dura prova finisca e che ritorni un orizzonte di speranza e di pace. Come a Cana, intervieni presso il tuo Figlio Divino, chiedendogli di confortare le famiglie dei malati e delle vittime e di aprire il loro cuore alla fiducia.

Proteggi i medici, gli infermieri, il personale sanitario, i volontari che in questo periodo di emergenza sono in prima linea e mettono la loro vita a rischio per salvare altre vite. Accompagna la loro eroica fatica e dona loro forza, bontà e salute.

Sii accanto a coloro che notte e giorno assistono i malati e ai sacerdoti che, con sollecitudine pastorale e impegno evangelico, cercano di aiutare e sostenere tutti.

Vergine Santa, illumina le menti degli uomini e delle donne di scienza, perché trovino giuste soluzioni per vincere questo virus.

Assisti i Responsabili delle Nazioni, perché operino con saggezza, sollecitudine e generosità, soccorrendo quanti mancano del necessario per vivere, programmando soluzioni sociali ed economiche con lungimiranza e con spirito di solidarietà.

Maria Santissima, tocca le coscienze perché le ingenti somme usate per accrescere e perfezionare gli armamenti siano invece destinate a promuovere adeguati studi per prevenire simili catastrofi in futuro.

Madre amatissima, fa crescere nel mondo il senso di appartenenza ad un’unica grande famiglia, nella consapevolezza del legame che tutti unisce, perché con spirito fraterno e solidale veniamo in aiuto alle tante povertà e situazioni di miseria. Incoraggia la fermezza nella fede, la perseveranza nel servire, la costanza nel pregare.

O Maria, Consolatrice degli afflitti, abbraccia tutti i tuoi figli tribolati e ottieni che Dio intervenga con la sua mano onnipotente a liberarci da questa terribile epidemia, cosicché la vita possa riprendere in serenità il suo corso normale.

Ci affidiamo a Te, che risplendi sul nostro cammino come segno di salvezza e di speranza, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
Amen.

 

Così che serva anche ai più scettici per “contemplare insieme il volto di Cristo con il cuore di Maria, nostra Madre, che ci renderà ancora più uniti come famiglia spirituale e ci aiuterà a superare questa prova”, soprattutto per i più sofferenti. Un ultimo ringraziamento viene dato a tutti coloro che con i servizi funebri, stanno offrendo il loro contributo gratuitamente a tutte le vittime colpite dal Covid-19. Uscire da sé stessi testimoniando a “porte aperte” la nostra fede con il servizio, significa essere veramente cristiani. Trasmettere la nostra fede ci rende trasparenti d’animo e ricchi di un amore illimitato e socialmente visibile anche ai più deboli.

 

Ilaria Carbone

Papa Francesco e l’invito al “contagio” della speranza

Una Via Crucis, quella di Papa Francesco, senza fedeli e senza la quotidiana e maestosa vista del Colosseo illuminato dai ceri pasquali. Una sacralità spezzata ma presente e viva nel cuore di tutti i fedeli uniti in preghiera con i nuovi mezzi di comunicazione. Una guerra silenziosa, quella contro il Covid-19, che ci porta sicuramente ad abbattere la fisicità in virtù dell’anima. Commoventi le diverse testimonianze che hanno accompagnato il tragitto della Via Crucis per tutta Piazza San Pietro.

Le letture scelte quest’anno, infatti, riguardano tutti i missionari martiri che hanno rinunciato alla propria vita per testimoniare in nome di Dio la fede nel mondo. La celebrazione trasmessa in mondovisione, ha voluto rendere omaggio anche a tutte quelle vittime che sono i “crocifissi di oggi” come i medici e gli infermieri: tante le riflessioni in merito fatte più di gesti che di parole. A differenza degli scorsi anni, o meglio di come era usanza fare nelle vie Crucis precedenti, Papa Francesco non ha proferito nessun tipo di discorso, ma nel silenzio della piazza deserta ha sorretto la Croce e pregato intensamente di fronte al crocifisso di San Marcello chiedendogli di aiutarci “nella notte oscura della prova". Una quattordicesima stazione toccante che sicuramente ci dimostra quanto possiamo essere grandi e al tempo stesso indifesi agli occhi di Dio. Come Gesù anche noi per sorreggere la croce di questa pandemia spesso cadiamo, ma non dobbiamo mai e poi mai dimenticare, finché c’è la fede a sostenerci e l’amore ad alimentarci, che tutto è possibile...anche rialzarci! Ed è per questo molto importante non perdere mai la speranza di tanti “invisibili” che non si rassegnano al male: è il caso di Michele, ex detenuto che, insieme a medici, infermieri del Gemelli e al cappellano del carcere “Due Palazzi” di Padova ha portato la croce, custodendola per tutte e 13 le stazioni della Via Crucis.

Tanto è il dolore che l’umanità in questo momento sta provando a causa della solitudine e delle distanze imposte da questa pandemia. Fondamentale è per questo non cedere alle tentazioni di una libertà “anelata” dal Male perché è nella croce di Gesù che si sacrifica a riflettersi la luce e la nostra rinascita alla vita eterna. Cercare la verità e un rinnovato senso di giustizia dona all’uomo la facoltà di ricomporre quel “puzzle”, per tanto tempo rimasto incompleto, tra Dio e l’uomo. Gesù è la chiave che ci permette di confidare nel domani, di credere che tutto questo dolore di cui siamo testimoni si possa risolvere una volta per tutte. "Come una fiamma nuova accesa nella notte di un mondo già alle prese con sfide epocali ed ora oppresso dalla pandemia, che mette a dura prova la nostra grande famiglia umana” è importante che sia ancora una volta la voce della Chiesa a risuonare: 'Cristo, mia speranza, è risorto!'". Questo è il messaggio Urbi et Orbi che Papa Francesco ha dato ai fedeli il giorno della Resurrezione di Cristo.

Al contagio del coronavirus noi siamo chiamati rispondere con un altro tipo di “contagio”, quello della speranza, che incoraggi tutti noi e “quanti hanno responsabilità politiche, ad adoperarsi attivamente in favore del bene comune dei cittadini, fornendo i mezzi e gli strumenti necessari per consentire a tutti di condurre una vita dignitosa e favorire, quando le circostanze lo permetteranno, la ripresa delle consuete attività quotidiane, dando prova di solidarietà e soluzioni innovative”. Ed è durante la Messa solenne in una Basilica sempre più suggestiva e illuminata a festa che Papa Francesco dedica il proprio pensiero e in particolare le proprie preghiere, a tutte quelle persone costrette a passare in solitudine e con altri disagi fisici ed economici questa Pasqua. Per loro un minuto di silenzio al posto della Sacra Omelia in una Basilica vuota per le restrizioni Covid-19. La messa è stata infatti presieduta all'Altare della Cattedra, in cui è stato omesso il rito del "Resurrexit".

Infine, ma non meno importante, è stato il messaggio del Papa rivolto alle crisi umanitarie che pervadono il nostro mondo come quelle in Asia e in Africa, in particolare nel nord del Mozambico, a Cabo Delgado, dove “tanti migranti e rifugiati, tra cui molti bambini, vivono in condizioni insopportabili”. Papa Francesco invita così a riflettere anche su un tempo che non può permettersi di “fabbricare e trafficare armi spendendo ingenti capitali che dovrebbero essere usati per curare le persone e salvare vite”, augurandosi che sia “Cristo nostra pace ad illuminare quanti hanno responsabilità nei conflitti, perché abbiano il coraggio di aderire all'appello per un cessate il fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo".

Ilaria Carbone

luce e resurrezione della nostra umanità

Francesco è sicuramente uno degli ultimi Papi che ha contribuito a cambiare la storia e il modo di vedere la nostra Chiesa Cattolica così lontana. In un periodo così cupo come quello che stiamo affrontando ci rendiamo conto, in questi giorni, che il tempo e la fede sono gli unici cardini che possiamo sfruttare a nostro vantaggio per capire e riflettere su ciò che veramente ci rende capaci di vivere bene e con consapevolezza la nostra quotidianità.

Il Covid-19 è un virus che, invisibile, si è insinuato nelle nostre vite e se n’è appropriato, trascinando con sé morte, dolore e sofferenze. Si parla di una Terza Guerra Mondiale che con sé si è portata via 1.225.360 morti. Una strage senza eguali nella storia che ci ha lasciato increduli e incerti di noi stessi e del nostro avvenire. È proprio qui che subentra la fede e quel Dio che, insieme a Papa Francesco, ci invita a non demordere e a pregare intensamente per chi, in prima linea, è chiamato ad affrontare e sconfiggere questo male sacrificando, in alcuni casi, anche la propria vita. Ed è in questi ultimi giorni che il Papa, prima della settimana Santa di Pasqua si rivolge e ringrazia tutti quei governi che hanno e stanno svolgendo le proprie mansioni politiche dando priorità all’essere umano e non al profitto economico che alcuni invece, ne potrebbero ricavare. Attivare un'azione esemplare con priorità ben definite, quali la collaborazione tra le nazioni è necessario e fondamentale per difendere la popolazione ed il “bene comune”. “I governi che affrontano la crisi in questo modo mostrano – scrive il Papa – la priorità delle loro decisioni: le persone prima di tutto. E questo è importante perché tutti sappiamo che difendere il popolo vuol dire un disastro economico” aggiungendo, “sarebbe triste se scegliessero il contrario, che porterebbe alla morte di molte persone, una specie di genocidio virale”. È la solidarietà che entra in gioco per salvare un’umanità ormai deturpata da un materialismo ed un egoismo incessante. A questo proposito Papa Francesco ringrazia in una lettera il presidente del Comitato Panamericano dei giudici per i diritti sociali, Roberto Andrés Gallardo, per aver messo al primo posto la “salute sociale” al “benessere individuale”. Molte sono state le attività dedicate ai fedeli in queste settimane di quarantena, a cominciare dalla donazione di 60 mila euro all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, una delle città più colpite della pandemia, al pellegrinaggio del 15 marzo a piedi verso la Chiesa di San Marcello al Corso, dove si venera Il Crocifisso miracoloso che nel 1522 portato per le vie di Roma, sconfisse la “Grande Peste”. Una città quella di Roma irriconoscibile nella sua desolazione quasi spettrale, che il 27 marzo in una giornata uggiosa dedita all’indulgenza plenaria, colpisce ognuno di noi nel proprio piccolo come un baratro di luce che desta gli animi all’azione. Le parole coraggiose, forti e ricche di misericordia di un Papa visibilmente sofferente, solo, ma al tempo stesso così amato dal suo popolo, risvegliano ognuno di noi dal proprio “io” affermando nella sua Omelia che nonostante “Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa” - continua - “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda”.
“Su questa barca… ci siamo tutti” e tutti siamo chiamati a “reagire” rimanendo a casa e pregando per chi sta lottando per vivere, lontano dalle proprie famiglie e dai propri cari. Un incubo infatti che sembra non tramontare ma che ci vede tutti uniti nella collettività. “La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di ‘imballare’ e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente ‘salvatrici’, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità. Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri ‘ego’ sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli”. “Nessuno si salva da solo” e noi dobbiamo perciò essere capaci di sostenerci a vicenda con fede, pazienza e soprattutto coraggio, non dimenticandoci mai dell’altro. Non abbandonare gli ultimi è un compito che ci invita a mobilitarci anche per chi, invisibile ai canali di assistenza ufficiali, rischia di essere più esposto al contagio, non avendo un tetto sopra la testa. I clochard e chi non ha niente oltre la strada ad accoglierli hanno davvero difficoltà, adesso che tutto è chiuso, a trovare una sistemazione. È per questo che il Papa e la Chiesa ha voluto ieri 4 aprile, aiutare materialmente e spiritualmente, tramite il cardinale Konrad Krajewski, gli inquilini del “palazzo Selam” nella zona Romanina della Capitale. Il palazzo, di sette piani, era nato come edificio universitario e poi diventato una struttura di accoglienza per i profughi in attesa di protezione internazionale: sono oltre 1000 i residenti a cui sono stati forniti viveri di prima necessità, disinfettanti, mascherine e termometri per affrontare l’emergenza. L’invito di oggi, 5 aprile, domenica delle Palme, è quello di rivolgere più che mai in questo inizio di settimana Santa, il nostro sguardo verso il Crocefisso per riscoprire il valore della vita e ciò che veramente conta, tralasciando ciò che non è indispensabile. Ai giovani Papa Francesco chiede di non avere paura di pregare e “spendere la loro vita per Dio e per gli altri”, proprio come Gesù ha fatto con noi donandoci la vita e sacrificandosi con amore per noi. Amare ci permette di guardarci dentro ed essere sinceri con noi stessi. Sono le buone intenzioni infatti a “guarirci” dalle nostre debolezze, dalle nostre fatiche ed è proprio questo il momento di abbandonarci a Dio in un abbraccio che, oltre a consolarci, ci fa capire che la fede è luce, salvezza e resurrezione della nostra umanità.

Ilaria Carbone

Celebrazione a porte chiuse dalla Parrocchia Sant'Antonio di Padova a Omignano Scalo
Domani, domenica 15 Marzo, si terrà la celebrazione della S. Messa dalle ore 10:00 alle ore 11:00.
Per seguire la diretta, basta un click: Sant'Antonio di Padova ad Omignano Scalo
Da oggi anche il Santuario Avvocatella è on-line!
Il celebre Santuario Avvocatella, in provincia di Salerno, è entrato a far parte di ChiesaMia. Segui anche tu tutte le funzioni in diretta da Cava de' Tirreni.