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News - Martedì 27 Ottobre 2020

Nell’Angelus di oggi, 11 ottobre 2020, Papa Francesco ci invita a riflettere sul racconto della parabola nuziale. (cfr Mt 22,1-14)

Gesù in questo passo evangelico annuncia il progetto che Dio ha pensato per l’umanità. La festa di un re che celebra le nozze del figlio, “immagine del Padre che ha predisposto per tutta la famiglia umana una meravigliosa festa d’amore e comunione intorno al Suo Figlio unigenito”, dimostra quante volte Dio ci chiama a sé e noi anteponiamo il nostro egoismo, i nostri interessi.

Nonostante ciò Dio è clemente perché desidera donare i tesori del Suo Regno affinché “la sala non resti vuota”. Ed è per questo che invece di arrendersi Dio rilancia la proposta invita tutti presenti anche ai crocicchi delle strade perché “nessuno è escluso dalla casa di Dio”.

Fuori dall’abitato, dove la vita è precaria i crocicchi risultano i luoghi dove gli esclusi si trovano fuori dalle benevolenze dei padroni. “Dio chiama buoni e cattivi perché non ha paura della nostra anima ferita, perché ci ama”. I crocicchi odierni sono le periferie dove vivono i brandelli di umanità senza speranza. Aprire le porte a questa comunità ci permette di aiutare e amare con la carità e la solidarietà chi sta al margine della società.

La mantellina donata all’ingresso della parabola ai poveri rappresenta il dono di Dio all’uomo, chi rifiuta il Suo dono rifiuta la misericordia di Dio che ci offre la Sua grazia. “Senza grazia non si può effettuare un passo nella vita cristiana. Tutto è grazia, occorre essere disponibili ad un cammino di conversione, che cambia il cuore. Il dono gratuito di Dio richiede di essere accolto con stupore e gioia. Maria Santissima ci aiuti ad uscire dai nostri schemi e dalle vedute ristrette, annunciando a tutti che Gesù ci invita al suo banchetto per offrirci la grazia che salva, per darci il dono”.

Dopo l’Angelus Papa Francesco ha espresso la sua vicinanza alle popolazioni del Sudamerica colpite dagli incendi che stanno devastando tante regioni del Pianeta, ringraziando tutti i volontari e i vigili del fuoco impegnati ad estinguere i roghi. A loro che rischiano la vita ogni giorno, il Papa rivolge la Sua preghiera. A subire questi incendi causati dalla siccità anche la costa occidentale degli Stati Uniti, con la California e l’Argentina alle rive del fiume Paranà, “il Signore sostenga quanti stanno soffrendo le conseguenze di queste catastrofi e ci renda attenti a preservare la creazione”.

Particolarmente significativo per l’umanità intera è stata la tregua tra Armenia e Azerbaigian per motivi umanitari, in vista del raggiungimento di un sostanziale accordo di pace. Nonostante quest’ultima si dimostri troppo fragile Papa Francesco incoraggia a mantenerla esprimendo la partecipazione al dolore “per la perdita di vite umane, per le sofferenze patite, nonché per la distruzione di abitazioni e luoghi di culto”.

Menzionata dal Papa, infine, la beatificazione avvenuta ieri ad Assisi di Carlo Acutis, ragazzo quindicenne, innamorato dell’Eucaristia che “non si è adagiato in un comodo immobilismo, ma ha colto i bisogni del suo tempo, perché nei più deboli vedeva il volto di Cristo, indicando ai giovani di oggi con la sua testimonianza che la vera felicità si trova mettendo Dio al primo posto e servendoLo specialmente con gli ultimi”.


Ilaria Carbone

Oggi in una Piazza S. Pietro gremita di gente che simboleggia il ritorno del popolo all’ascolto della Parola di Dio, Papa Francesco chiede ai fedeli di ritrovare il gusto del silenzio nel dialogo con il Signore. “Rischiamo di allontanarci dalla fede poiché il terreno sassoso che è poco fertile e non riesce a mettere presto le radici che rimangono in superficie” – annuncia il Papa- “così anche la fede rimane debole e si dissolve come il seme che cade nelle pietre” - continua. Accogliere la Parola di Dio come dei “cespugli pieni di spine” che rappresentano le nostre “preoccupazioni mondane” fa morire qualsiasi altro tipo di speranza che in noi porta il frutto della fede. Il “terreno buono” è ciò che serve per attecchire il seme e portare il frutto a chi ascolta la Parola di Dio e la custodisce nel proprio cuore praticandola ogni giorno.

Nonostante le sofferenze e le distrazioni mondane “Dio sparge il suo seme dappertutto con generosità senza badare a sprechi”. La parabola del seminatore è ciò che più di tutti ci manifesta in questo giorno che “al seme della Parola nessuno è escluso”. Domandarci che tipo di terreno siamo è fondamentale per capire ciò che vogliamo evolvere di noi stessi e
dalla nostra fede. È attraverso la grazia di Dio che noi possiamo diventare quel “seme buono” da accogliere e far fruttare in noi.

Come afferma anche Papa Francesco “la Parola del Signore è l’unica a renderci liberi dalle nostre preoccupazioni e sofferenze quotidiane” e continua – “portare in giro con noi il Vangelo leggendolo quotidianamente ci permette di capire e chiarire sempre di più la parola di Dio”. E conclude – “La Vergine Maria ci aiuti a diventare terreno fertile e disponibile a portare semi maturi sia a noi che ai nostri fratelli”.

Papa Francesco ricorda oggi la Giornata Internazionale del Mare rivolgendo le sue preghiere e un saluto affettuoso a chi lavora in mare lontano da casa e dai parenti.
Infine rivolge il suo pensiero a Istanbul e alla Basilica di Santa Sofia ritornata ad essere da qualche giorno una moschea. Sottolineando il suo profondo dolore in merito, Papa Francesco ringrazia il Movimento dei Focolari, i religiosi cattolici e laici che operano e portano la Parola di Dio ai malati Covid-19, nonostante tutte le avversità del periodo.

 

Ilaria Carbone

La Festa dei Santi Pietro e Paolo trae le sue origini dal martirio dei due Santi avvenuto a Roma.

La morte e la traslazione delle reliquie di questi due Santi, apostoli e padri fondatori della Chiesa, costituisce uno dei punti cardini dell'evangelizzazione e sviluppo della religione cristiana.

San Pietro, primo discepolo di Cristo fu insignito insieme agli altri apostoli dello Spirito Santo, il giorno della Pentecoste. Dopo la Resurrezione di Nostro Signore diede vita alla sua opera di evangelizzazione con la messa in opera della “prima pietra” e l'istituzione della Chiesa Cattolica a Roma.

San Paolo, invece, “apostolo dei Gentili” fu il principale punto di riferimento per i cristiani greci e romani. Ebreo ellenizzato e convertito sulla via di Damasco, dopo aver udito la voce di Gesù fu, a livello dottrinale, uno dei principali fautori e promulgatori del Vangelo di Cristo ai pagani.

Quest'anno la ricorrenza di San Pietro e San Paolo, festeggiata a Roma con la celebre "Girandola", avrà una sfumatura tutta virtuale.

La Solennità, a causa del Covid-19, si rinnova solo on-line con la rievocazione storica, trasmessa su cellulare e pc. Sarà possibile rivivere, quindi, le passate edizioni dei tradizionali fuochi d'artificio a suon di musica barocca dalla Terrazza del Pincio a partire dalle ore 21, esclusivamente in rete. Evento, questo, che invita a riflettere su quanto sia cambiato il nostro modo di vivere le celebrazioni, gli incontri religiosi e spirituali, i momenti di festa. Un 2020 che porta con sé tanti disagi, ma anche tanti nuovi modi di creare comunità e condivisione.

I fuochi d'artificio della Girandola furono introdotti per la prima volta nel 1481 per volere di Papa Sisto IV. Da allora fu così riproposta ogni anno per festeggiare eventi solenni proprio come la ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo e l’incoronazione del nuovo Papa, fino al 1871.

La Girandola portata in processione a Roma fino a Castel Sant’Angelo, rappresenta la vittoria della luce sulle tenebre che, non a caso, più di ogni altra ricorrenza in questo periodo particolare della nostra storia e umanità, ci riporta a ravvivare il fuoco della nostra fede di nuove speranze e aspettative per un futuro prossimo migliore post Covid-19.

 

Ilaria Carbone

Santo del giorno

Sant'Evaristo
Sant'Evaristo
Papa e martire