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News - Giovedì 9 Aprile 2020

Francesco è sicuramente uno degli ultimi Papi che ha contribuito a cambiare la storia e il modo di vedere la nostra Chiesa Cattolica così lontana. In un periodo così cupo come quello che stiamo affrontando ci rendiamo conto, in questi giorni, che il tempo e la fede sono gli unici cardini che possiamo sfruttare a nostro vantaggio per capire e riflettere su ciò che veramente ci rende capaci di vivere bene e con consapevolezza la nostra quotidianità.

Il Covid-19 è un virus che, invisibile, si è insinuato nelle nostre vite e se n’è appropriato, trascinando con sé morte, dolore e sofferenze. Si parla di una Terza Guerra Mondiale che con sé si è portata via 1.225.360 morti. Una strage senza eguali nella storia che ci ha lasciato increduli e incerti di noi stessi e del nostro avvenire. È proprio qui che subentra la fede e quel Dio che, insieme a Papa Francesco, ci invita a non demordere e a pregare intensamente per chi, in prima linea, è chiamato ad affrontare e sconfiggere questo male sacrificando, in alcuni casi, anche la propria vita. Ed è in questi ultimi giorni che il Papa, prima della settimana Santa di Pasqua si rivolge e ringrazia tutti quei governi che hanno e stanno svolgendo le proprie mansioni politiche dando priorità all’essere umano e non al profitto economico che alcuni invece, ne potrebbero ricavare. Attivare un'azione esemplare con priorità ben definite, quali la collaborazione tra le nazioni è necessario e fondamentale per difendere la popolazione ed il “bene comune”. “I governi che affrontano la crisi in questo modo mostrano – scrive il Papa – la priorità delle loro decisioni: le persone prima di tutto. E questo è importante perché tutti sappiamo che difendere il popolo vuol dire un disastro economico” aggiungendo, “sarebbe triste se scegliessero il contrario, che porterebbe alla morte di molte persone, una specie di genocidio virale”. È la solidarietà che entra in gioco per salvare un’umanità ormai deturpata da un materialismo ed un egoismo incessante. A questo proposito Papa Francesco ringrazia in una lettera il presidente del Comitato Panamericano dei giudici per i diritti sociali, Roberto Andrés Gallardo, per aver messo al primo posto la “salute sociale” al “benessere individuale”. Molte sono state le attività dedicate ai fedeli in queste settimane di quarantena, a cominciare dalla donazione di 60 mila euro all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, una delle città più colpite della pandemia, al pellegrinaggio del 15 marzo a piedi verso la Chiesa di San Marcello al Corso, dove si venera Il Crocifisso miracoloso che nel 1522 portato per le vie di Roma, sconfisse la “Grande Peste”. Una città quella di Roma irriconoscibile nella sua desolazione quasi spettrale, che il 27 marzo in una giornata uggiosa dedita all’indulgenza plenaria, colpisce ognuno di noi nel proprio piccolo come un baratro di luce che desta gli animi all’azione. Le parole coraggiose, forti e ricche di misericordia di un Papa visibilmente sofferente, solo, ma al tempo stesso così amato dal suo popolo, risvegliano ognuno di noi dal proprio “io” affermando nella sua Omelia che nonostante “Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa” - continua - “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda”.
“Su questa barca… ci siamo tutti” e tutti siamo chiamati a “reagire” rimanendo a casa e pregando per chi sta lottando per vivere, lontano dalle proprie famiglie e dai propri cari. Un incubo infatti che sembra non tramontare ma che ci vede tutti uniti nella collettività. “La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di ‘imballare’ e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente ‘salvatrici’, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità. Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri ‘ego’ sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli”. “Nessuno si salva da solo” e noi dobbiamo perciò essere capaci di sostenerci a vicenda con fede, pazienza e soprattutto coraggio, non dimenticandoci mai dell’altro. Non abbandonare gli ultimi è un compito che ci invita a mobilitarci anche per chi, invisibile ai canali di assistenza ufficiali, rischia di essere più esposto al contagio, non avendo un tetto sopra la testa. I clochard e chi non ha niente oltre la strada ad accoglierli hanno davvero difficoltà, adesso che tutto è chiuso, a trovare una sistemazione. È per questo che il Papa e la Chiesa ha voluto ieri 4 aprile, aiutare materialmente e spiritualmente, tramite il cardinale Konrad Krajewski, gli inquilini del “palazzo Selam” nella zona Romanina della Capitale. Il palazzo, di sette piani, era nato come edificio universitario e poi diventato una struttura di accoglienza per i profughi in attesa di protezione internazionale: sono oltre 1000 i residenti a cui sono stati forniti viveri di prima necessità, disinfettanti, mascherine e termometri per affrontare l’emergenza. L’invito di oggi, 5 aprile, domenica delle Palme, è quello di rivolgere più che mai in questo inizio di settimana Santa, il nostro sguardo verso il Crocefisso per riscoprire il valore della vita e ciò che veramente conta, tralasciando ciò che non è indispensabile. Ai giovani Papa Francesco chiede di non avere paura di pregare e “spendere la loro vita per Dio e per gli altri”, proprio come Gesù ha fatto con noi donandoci la vita e sacrificandosi con amore per noi. Amare ci permette di guardarci dentro ed essere sinceri con noi stessi. Sono le buone intenzioni infatti a “guarirci” dalle nostre debolezze, dalle nostre fatiche ed è proprio questo il momento di abbandonarci a Dio in un abbraccio che, oltre a consolarci, ci fa capire che la fede è luce, salvezza e resurrezione della nostra umanità.

Ilaria Carbone

Domani, domenica 15 Marzo, si terrà la celebrazione della S. Messa dalle ore 10:00 alle ore 11:00.
Per seguire la diretta, basta un click: Sant'Antonio di Padova ad Omignano Scalo
Il celebre Santuario Avvocatella, in provincia di Salerno, è entrato a far parte di ChiesaMia. Segui anche tu tutte le funzioni in diretta da Cava de' Tirreni.

Santo del giorno

Santa Casilda di Toledo
Santa Casilda di Toledo
Vergine