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News - Giovedì 4 Marzo 2021

Il primo giorno dell’anno 2021 è dedicato a Maria Madre di Dio a cui, dopo un funesto 2020, affidiamo le nostre preghiere di speranza, di rinascita dalla pandemia Covid-19 e di pace.

La pace, infatti, è quel “bene supremo” che Dio costruisce come un dono da custodire con attenzione e devozione verso gli altri, attraverso il dialogo e la collaborazione tra i popoli.

Riprendere in mano il proprio cammino ricco di angosce e paure dettate dal tempo sempre più sofferente che stiamo vivendo, ci aiuta ad affidarci sempre di più alla fede tramite Maria che ci accoglie nelle sue braccia “nella quale ha custodito e amato il suo Unico Figlio”.

La nostra crescita umana e spirituale ci permette di appianare odi e divisione per sentirci più uniti nella fratellanza con Dio.

“La pace è nella vita: non è solo assenza di guerra, ma è vita ricca di senso, impostata e vissuta nella realizzazione personale e nella condivisione fraterna con gli altri. Allora quella pace tanto sospirata e sempre messa in pericolo dalla violenza, dall’egoismo e dalla malvagità, diventa possibile e realizzabile se io la prendo come compito datomi da Dio”. 

Dio si è fatto carne ed è venuto tra di noi per amore dell’umanità invitando a condividere con Lui "gioie e dolori, desideri e paure, speranze e tristezze, persone e situazioni" senza timore, ma con amore e fiducia.

Gesù è Colui che esisteva prima dell’inizio delle cose, prima dell’universo, prima di ogni tempo e spazio. “In principio era il Verbo e il Verbo si fece carne”.

La parola serve a comunicare la bellezza di essere figli di Dio, la luce vera che vuole allontanarci dalle tenebre del male. Proprio per questo “è audace la decisione di Dio che si fece carne proprio lì dove noi tante volte ci vergogniamo, entrando nella nostra vergogna per farsi fratello nostro, per condividere la strada della vita”.

 

Ilaria Carbone

Il Natale oltre ad essere una delle feste liturgiche più importanti dell’anno è anche una delle ricorrenze più attese da bambini, giovani e anziani, non solo per i regali, ma anche perché riunisce tutti, parenti vicini e lontani, attorno una tavola a condividere la gioia della nascita di Gesù nella preghiera e nel “dono” che Dio offre a tutti noi incondizionatamente: il Suo Amore.
Le origini del Natale sono precedenti all’era cristiana e prevedevano che nel solstizio d’inverno (21 o 22 dicembre) il sole raggiungesse il punto più basso nel cielo per poi invertire la rotta tornare a salire e infine rinascere. 
È verso il 200 che le comunità cristiane dell’Oriente Greco iniziano a celebrare la nascita di Gesù il 6 gennaio, anticipato poi al 25 dicembre, quando si attestò per la prima volta la menzione certa del Natale cristiano con la data del 25 dicembre risalente al 336  del Chronographus, di Furio Dionisio Filocalo. 
La data fu così fissata al 25 dicembre probabilmente per sostituire la festa del Natalis Solis Invicti (giorno di nascita del Sole) con la celebrazione della nascita di Cristo, definito da Malachia come nuovo (sole di Giustizia).
In questo anno in cui i festeggiamenti sono insoliti e influenzati dalla pandemia del Covid-19 come un’onda che difficilmente abbandona la riva, Papa Francesco ricorda oggi nel suo Angelus che “ad imitazione della Sacra Famiglia, siamo chiamati a riscoprire il valore educativo del nucleo familiare, fondato sull’amore che rigenera i rapporti aprendo orizzonti di speranza. In famiglia si potrà sperimentare una comunione sincera quando essa è casa di preghiera, quando gli affetti sono seri, profondi e puri, quando il perdono prevale sulle discordie, quando l’asprezza quotidiana del vivere viene addolcita dalla tenerezza reciproca e dalla serena adesione alla volontà di Dio. In questo modo, la famiglia si apre alla gioia che Dio dona a tutti coloro che sanno dare con gioia”. 
Attraverso questa adesione e comunione alla volontà di Dio la famiglia evangelizza, con l’esempio della sua vita, l’energia spirituale da condividere con gli altri al servizio dei fratelli, alla collaborazione per la costruzione di un mondo sempre nuovo che promuova i valori della fede, della preghiera e della solidarietà.
Un Natale che ci riporta quindi a riscoprire noi stessi nell’altro,  riproponendoci l’ideale dell’amore coniugale e familiare, così come è stato sottolineato nell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, di cui ricorrerà il quinto anniversario di promulgazione il prossimo 19 marzo e recita “la gioia dell’amore si vive nelle famiglie, simbolo e giubilo della Chiesa che oggi, malgrado i numerosi segni di crisi del matrimonio, vive il desiderio di famiglia motivando la Chiesa a rispondere prontamente all’annuncio cristiano".

Ilaria Carbone

Il giorno di Santa Lucia oltre ad essere il più corto dell’anno conserva diverse tradizioni religiose, culturali e culinarie ricche di storia e ricordi.
Inserita a metà tra il solstizio d’inverno e le festività natalizie il giorno di Santa Lucia racchiude nella sua  etimologia la luce, elemento vitale dato che le notti diventano più lunghe.
Esorcizzare la paura del buio dell’uomo, invocando il ritorno della primavera e dell’estate assume in sé un valore che oggi in questo periodo di pandemia, diventa sempre più fondamentale. Nutrirsi di luce, amore e speranza, guardare con occhi nuovi e diversi la realtà che ci circonda e migliorarla, può sicuramente favorire la ripresa di noi stessi e dell’altro. In tutte le ritualità tramandate in questo giorno speciale sia in Italia che all’estero infatti è previsto l’uso di fiaccole e di vestiti bianchi. In particolare, nella nostra Penisola questa festività è sentita a Siracusa, dove la Santa è Patrona della città, protettrice degli occhi, dei ciechi e degli oculisti, ma anche degli elettricisti a cui si accosta la famosa tradizione culinaria delle arancine a Palermo (a forma sferica) e degli arancini a Catania (a forma di cono) arrivata dopo le diverse carestie avvenute nel 1646 e nel 1763 in cui la popolazione sicula, si rivolse alla Santa per superare la fame.
Nata a Siracusa nel 283 Lucia morì nel 304 all’età di 21 anni. Martire cristiana durante la grande persecuzione voluta dall’imperatore Diocleziano, oggi è venerata come Santa dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa. La Santa appartiene a quelle sette vergini menzionate nel Canone romano e per tradizione è invocata come protettrice della vista. Le sue spoglie attualmente sono custodite a Venezia nel Santuario omonimo, ma il luogo di culto principale è la Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro a Siracusa.

A lei, in questo periodo di pandemia, chiediamo l’intercessione, in occasione dell’anno che sta per iniziare, di proteggerci e guidarci attraverso la Luce di Dio, alla salvezza  all’amore e alla solidarietà fraterna fra i popoli.


Ilaria Carbone

Santo del giorno

San Casimiro
San Casimiro
Principe polacco