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News - Sabato 28 Novembre 2020

Nell’udienza di mercoledì 18 novembre Papa Francesco ricorda il ruolo della Vergine Maria come “donna orante” quando ai molti era una semplice ragazza promessa sposa di un uomo della casa di Davide. Maria, prototipo femminile per eccellenza, simboleggia tutte quelle donne che, attraverso una vita piena di vocazione sorprendente e straordinaria hanno dovuto solcare un mare tempestoso. Raccolta nel dialogo con Dio, la Vergine Maria ha disposto che fosse Dio a prendere le redini del suo cammino che coinvolgono Gesù nel mondo, a partire dalla sua nascita.

Maria, infatti, iniziò a vivere il suo sacerdozio femminile quando l’arcangelo Gabriele viene a portarle l’annuncio a Nazareth. Il suo “Eccomi”, piccolo e immenso, riferisce il Papa - “fa sobbalzare di gioia l’intera creazione, da tante obbedienze fiduciose, da tante disponibilità alla volontà di Dio. Non c’è modo migliore di pregare che mettersi come Maria in un atteggiamento di apertura, di cuore aperto a Dio dicendo: “Signore, quello che Tu vuoi, quando Tu vuoi e come Tu vuoi”.

Lasciare il cuore aperto alla volontà di Dio e preservare con dignità una virtù ormai fuorimoda come la castità, rende più unico e significativo il nostro rapporto con Dio.

Essere donna, significa anche pensare che “la Chiesa è donna e madre”. Come prime testimoni della Resurrezione di Cristo, le donne sono custodi della vita che porta grazia e coraggio nel sapersi donare come madri.

Nella Vergine Maria, la naturale intuizione femminile viene esaltata dalla sua singolarissima unione con Dio nella preghiera. Per questo - conclude il Papa - “leggendo il Vangelo, notiamo che ella sembra qualche volta scomparire, per poi riaffiorare nei momenti cruciali: Maria è aperta alla voce di Dio che guida il suo cuore, che guida i suoi passi là dove c’è bisogno della sua presenza. Presenza silenziosa di madre e di discepola. Maria è presente perché è Madre, ma è anche presente perché è la prima discepola, quella che ha imparato meglio le cose di Gesù. Maria non dice mai: “Venite, io risolverò le cose”. Ma dice: “Fate quello che Lui vi dirà”, sempre indicando con il dito Gesù. Questo atteggiamento è tipico del discepolo e lei è la prima discepola: prega come Madre e prega come discepola con il cuore aperto alla Parola di Dio, con il cuore silenzioso, con il cuore obbediente, con il cuore che sa ricevere la Parola di Dio e la lascia crescere come un seme del bene della Chiesa”.

In seguito alla ricorrenza di Tutti i Santi e della Commemorazione dei Morti il Papa rievoca il passo di Matteo 25,1-13 con la parabola delle 10 vergini narra come la festa nuziale fosse “simbolo del Regno dei Cieli”. In quel tempo la tradizione voleva che le nozze si celebrassero di notte affinché il corteo degli invitati potesse preparare gli sposi al loro cammino con le lampade accese. Alcune damigelle stolte però prendono le lampade ma non l'olio e mentre lo sposo tarda a venire tutte si assopiscono. Quando una voce attende che lo sposo sta per arrivare le stolte si accorgono di non avere l’olio nelle loro lampade. Sono solo le damigelle sagge ad entrare nella sala del banchetto poiché le stolte non fanno in tempo a comprare l’olio per la cerimonia.

Gesù ci vuole dire con questa parabola che dobbiamo essere preparati all'incontro con Lui, per il quale non basta la lampada illuminata dalla fede, ma quella della carità e delle opere buone, "operosa per mezzo della carità" come ci indica San Paolo. Essere saggi e prudenti non significa aspettare l'ultimo momento per prepararsi. Se vogliamo essere pronti per l'ultimo incontro con il Signore bisogna organizzarsi sin da subito, rammenta il Papa. Quando uno vive il presente perde il senso dell'attesa precludendo ogni prospettiva sull'aldilà e si fa tutto come se non si dovesse ottenere nulla dalla vita. Se ci lasciamo guidare da ciò che è più attraente la nostra vita diventa sterile e non accumuliamo nessuna riserva di olio per la nostra lampada. Vivere l'oggi carico di speranza per attendere con serenità l'arrivo di Dio porta senza indugi a corrispondere alla grazia di Dio.

Convertirsi e cambiare vita da oggi ci permette di avvicinarci di più a Gesù, al Suo amore e alle Sue volontà in serbo per noi. La fede così come l’amore richiede attesa, preparazione, condivisione, reciprocità. Comprendere una fede operosa come quella di cui la Vergine Maria Santissima ne è artefice, può aiutarci a capire ciò che Dio richiede ad ognuno di noi per portare quella “lampada luminosa con cui noi possiamo attraversare la notte dopo la morte e giungere alla Grande Festa della Vita”. Non dimenticare che la meta della nostra vita è l’incontro finale con Dio, ci prepara ad essere pronti quando sarà il momento di incontrarlo, perché è la cooperazione con lui che ci consente di “compiere azioni buone ispirate al suo amore”.

Infine, il Papa ricorda che ieri a Barcellona è stato proclamato Beato il giovane Juan Roich Edile, laico e martire ucciso a 19 anni durante la guerra civile spagnola. Divenuto testimone di Gesù nell'ambiente di lavoro, il suo esempio - si augura - susciti in tutti, specialmente nei giovani, il desiderio di vivere in pienezza la vocazione cristiana.

Ilaria Carbone

Nell’Angelus di oggi, 11 ottobre 2020, Papa Francesco ci invita a riflettere sul racconto della parabola nuziale. (cfr Mt 22,1-14)

Gesù in questo passo evangelico annuncia il progetto che Dio ha pensato per l’umanità. La festa di un re che celebra le nozze del figlio, “immagine del Padre che ha predisposto per tutta la famiglia umana una meravigliosa festa d’amore e comunione intorno al Suo Figlio unigenito”, dimostra quante volte Dio ci chiama a sé e noi anteponiamo il nostro egoismo, i nostri interessi.

Nonostante ciò Dio è clemente perché desidera donare i tesori del Suo Regno affinché “la sala non resti vuota”. Ed è per questo che invece di arrendersi Dio rilancia la proposta invita tutti presenti anche ai crocicchi delle strade perché “nessuno è escluso dalla casa di Dio”.

Fuori dall’abitato, dove la vita è precaria i crocicchi risultano i luoghi dove gli esclusi si trovano fuori dalle benevolenze dei padroni. “Dio chiama buoni e cattivi perché non ha paura della nostra anima ferita, perché ci ama”. I crocicchi odierni sono le periferie dove vivono i brandelli di umanità senza speranza. Aprire le porte a questa comunità ci permette di aiutare e amare con la carità e la solidarietà chi sta al margine della società.

La mantellina donata all’ingresso della parabola ai poveri rappresenta il dono di Dio all’uomo, chi rifiuta il Suo dono rifiuta la misericordia di Dio che ci offre la Sua grazia. “Senza grazia non si può effettuare un passo nella vita cristiana. Tutto è grazia, occorre essere disponibili ad un cammino di conversione, che cambia il cuore. Il dono gratuito di Dio richiede di essere accolto con stupore e gioia. Maria Santissima ci aiuti ad uscire dai nostri schemi e dalle vedute ristrette, annunciando a tutti che Gesù ci invita al suo banchetto per offrirci la grazia che salva, per darci il dono”.

Dopo l’Angelus Papa Francesco ha espresso la sua vicinanza alle popolazioni del Sudamerica colpite dagli incendi che stanno devastando tante regioni del Pianeta, ringraziando tutti i volontari e i vigili del fuoco impegnati ad estinguere i roghi. A loro che rischiano la vita ogni giorno, il Papa rivolge la Sua preghiera. A subire questi incendi causati dalla siccità anche la costa occidentale degli Stati Uniti, con la California e l’Argentina alle rive del fiume Paranà, “il Signore sostenga quanti stanno soffrendo le conseguenze di queste catastrofi e ci renda attenti a preservare la creazione”.

Particolarmente significativo per l’umanità intera è stata la tregua tra Armenia e Azerbaigian per motivi umanitari, in vista del raggiungimento di un sostanziale accordo di pace. Nonostante quest’ultima si dimostri troppo fragile Papa Francesco incoraggia a mantenerla esprimendo la partecipazione al dolore “per la perdita di vite umane, per le sofferenze patite, nonché per la distruzione di abitazioni e luoghi di culto”.

Menzionata dal Papa, infine, la beatificazione avvenuta ieri ad Assisi di Carlo Acutis, ragazzo quindicenne, innamorato dell’Eucaristia che “non si è adagiato in un comodo immobilismo, ma ha colto i bisogni del suo tempo, perché nei più deboli vedeva il volto di Cristo, indicando ai giovani di oggi con la sua testimonianza che la vera felicità si trova mettendo Dio al primo posto e servendoLo specialmente con gli ultimi”.


Ilaria Carbone

Santo del giorno

San Giacomo della Marca
San Giacomo della Marca
Religioso e sacerdote